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  Pensieri & parole
ecco l'occasione per Pao-K ed i suoi amici di essere visibili al mondo. Siamo una comunità virtuale di persone reali, che si conoscono e si frequentano. Siamo disposti ad accogliere altre persone; "gli amici degli amici" (sembra una frase di stampo mafioso) sono i Benvenuti, purche' capiscano il Senso del nostro Blog. Io sono amico vero e reale di tutti, gli altri stanno diventando amici fra di loro a prescindere dalla mia presenza. Bene, sono contento. Questo Blog è stato fondato su questi pilastri: Amicizia, Sincerità, Disponibilità ed Autoironia. E poi aggiungiamo il fatto che ci vogliamo bene. Non sono graditi i polemici a tutti i costi; la comunicazione ed il confronto sono una bella cosa ma, come disse qualcuno: Benvenuti a tutti (ma senza esagerare). Il Blog è assolutamente apolitico per mia scelta personale. In ogni caso, tengo a precisare che questo sito non e' collegato in maniera diretta o indiretta a personalità nè ad alcun partito politico. Tutta la documentazione che viene riportata in questo spazio web rientra nel diritto di cronaca o di satira. I commenti sono proprietà dei lettori. Costituzione Italiana. Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
 
 
 

22.12.2005

Il mistero delle idee di Maurizio Cucchi

Sottotitolo: sono scemo io o cosa?
Ovvero: A prescindere dal fatto che ognuno legge e scrive quello che gli pare (si chiama Libertà), vorrei capire come si possono dare giudizi lapidari e negativi sulla letteratura "gialla" dopo aver premesso di "non aver mai letto nulla del genere". Il vero Mistero è questo.
Le risposte dell'interessato la trovate qua: www.carlolucarelli.splinder.com/post/6605631#comment
Pao-K
 
sul Corriere della Sera di lunedì 12 dicembre Maurizio Cucchi, poeta, scrive queste cose qui:
 
Si moltiplicano le iniziative che celebrano <<Thriller>> e <<noir>>
Il trionfo dei giallisti, <<falsi>> letterati
GENERI I polizieschi sono forme affini a cruciverba, rebus e all'enigmistica
 
Carlo Lucarelli, quando parla alla televisione vestito di nero e muovendo con ritmo le mani, mi sembra bravo e persino cupamente simpatico.
Non mi sono mai avventurato a leggerlo, confesso, perché soffro di una grave sindrome. Non so, infatti, appassionarmi a cruciverba, rebus, gialli e altre forme affini di civile intrattenimento. Anzi, la leggendaria Settimana Enigmistica - come il noir, il thriller - è per me misteriosamente tabù.
Nei giorni scorsi a Milano, lo stesso Carlo Lucarelli ha aperto <<Giallo&Co>>, vale a dire <<approfondimenti letterari, cinematografici e gastronomici>> sul tema e, ancorché tentato, non ho avuto il coraggio di approfittarne, essendo un semianalfabeta del genere. Eppure il genere domina, tanto che quella del giallo sembra la struttura narrativa prevalente.
Esce un film e vedi l'immagine di un simpaticone con pistola fumante, in tv spuntano ovunque detective, poliziotti, ladri e assassini.
E' confortante, lo ammetto. Anche la narrativa è fieramente occupata da giallisti e affini, che tendono a staccare dalle loro opere un'umiliante etichetta autoadesiva: <<libro di genere>>.
Se ne sentono offesi e diminuiti e talvolta danno sfogo alla loro sacrosanta indignazione con battute metafisiche: <<in America non è così>>, <<esprimiamo una società violenta>>, <<non abbiamo una tradizione narrativa forte>>.
Non per essere pedante, ma legandosi a presupposti fissi (stereotipi?), quelli che appunto ne determinano l'appartenenza a un genere, i giallisti compiono un'operazione squisitamente letteraria. Vale a dire, esistono in quanto interni a un sistema predefinito.
E dunque (con le dovute rare eccezioni) fanno essenzialmente <<letteratura>>. Ma lo sappiamo: la letteratura (senza virgolette) è un'altra cosa.
Maurizio Cucchi 
     

  Paoblog ore 11:41
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20.12.2005

Oggi è il mio compleanno

ed oggi come allora è un martedì .. corsi e ricorsi  ...
 
ringrazio anche da qua tutti gli amici che, con ogni mezzo tecnologico e non, mi hanno fatto gli auguri.
 
Pao-k

  Paoblog ore 16:04
commenti (0)
 

14.12.2005

Salotti buoni? I furbetti del quartierino...

li metterei in lista per le case popolari, un impiego (precario) a 900 euro al mese e pedalare .. altro che galere (dorate) dove nn andranno e dove mantenerli .. poi un bel sequestro del patrimonio .. i soldi usati per finanziare ricerca e beni culturali ... lo so, lo so ... UTOPIA allo stato puro, ma sognare (almeno quello) è ancora gratis ...
certo che è buffo. io ho trovato in banca 50 euro per terra e li ho restituiti al direttore ... e poi i banchieri ci spulciano i conti per pagarsi le incursioni miliardarie in Borsa ... ma se non sei capace e non hai i mezzi, vola basso.
 
L'ordinanza del giudice
«Rubavano a tutti i clienti»
«Un modo per ripianare le perdite». Patrimoni personali enormi grazie alle scalate illecite
 
 
La banda Fiorani si arricchiva accumulando «patrimoni personali enormi» anche grazie alle scalate illecite. E a pagare i danni era la massa dei risparmiatori: clienti onesti della banca che subivano tanti piccoli ammanchi. «Spese» e «commissioni» inventate dai vertici della Popolare di Lodi per coprire le perdite in Borsa, ripianate in via provvisoria perfino con prelievi abusivi dal caveau. Con casi limite di furti dalleredità dei clienti morti.

Lordinanza di arresto del banchiere Gianpiero Fiorani, dei suoi due più stretti collaboratori e di due riciclatori italo-svizzeri racconta la storia di un«associazione per delinquere» imputata di «innumerevoli reati» concatenati in due fasi logiche. Prima tappa, accumulare il bottino. Con manovre di aggiotaggio e insider trading. Le informazioni privilegiate sulle future acquisizioni, come la scalata tentata ad Antonveneta, garantiscono sicuri profitti a una cerchia di clienti privilegiati. Raccomandati che poi restituiscono in nero fino a due terzi del bottino a Boni e Fiorani. Quindi i soldi - a colpi di «decine di milioni di euro» - finiscono su conti esteri e società offshore, che li reinvestono in Italia, soprattutto in speculazioni immobiliari finanziate dalla stessa Lodi, moltiplicando così i patrimoni illeciti.

Quando però in Borsa va male, Boni e Fiorani ordinano ai cassieri di ripianare le perdite prelevando i soldi direttamente dal caveau. Il buco così creato viene ricoperto «spalmando», cioè dividendo il passivo sui conti di gran parte e forse di tutti i clienti onesti. Le singole ruberie sono modeste - spese bancarie per pochi euro, aumenti eccezionali delle commissioni, addebiti di bollette o pagamenti inesistenti - per cui gli ignari risparmiatori, che si fidano della banca, non se ne accorgono. A segnalare gli ammanchi nel caveau è anche lultima ispezione di Bankitalia, mentre le precedenti missioni degli 007 del governatore Fazio avevano ignorato questi «buchi». La «banda Fiorani» usava i depositi dei clienti onesti anche per «parcheggiare», attraverso conti di transito, i profitti illeciti delle scalate.

I risparmiatori diventavano ricchi a loro insaputa e perdevano tutto senza saperlo. Una «gola profonda» dellinchiesta ha raccontato ai pm milanesi che cera perfino «il sistema dei clienti morti». E ha fatto lesempio: il conto del cliente X viene caricato di capital gains a sua insaputa; quando il depositante muore, quei soldi non finiscono agli eredi, ma vengono sottratti dalla solita «banda nella banca». Nellultimo interrogatorio lex banchiere Fiorani si è visto contestare di aver nascosto allestero «circa 70 milioni di euro» addirittura «fino allottobre scorso». Soldi finiti su conti offshore di Singapore e Jersey. Di fronte allaccusa di aver occultato il bottino perfino dopo le intercettazioni e il blitz dei pm, Fiorani non ha fatto una piega: «Era per stare più tranquillo».


Nel nuovo atto daccusa dei magistrati compare anche il reato bancario di «aver concesso finanziamenti a tassi agevolati e senza garanzie a società di cui Fiorani era socio occulto o a suoi prestanome». Di aver venduto «beni sociali a danno della banca e in conflitto dinteressi». E di aver garantito ai pochi clienti privilegiati «operazioni sui derivati con utili per il correntista e perdite per la banca». Per il primo grande testimone daccusa dellinchiesta Antonveneta, Egidio Menclossi, qualcuno è invece arrivato alle «minacce di morte»: lettere anonime con tanto di «teschio e ossa incrociate».

  Paoblog ore 12:54
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